Il Gran Kan possiede un Atlante i cui disegni figurano l’orbe terracqueo tutt’insieme e continente per continente, i contorni delle coste, le metropoli più illustri e i porti più opulenti. Ne sfoglia le carte sotto gli occhi di Polo per mettere alla prova il suo sapere….
Mi sembra che tu riconosci meglio le città sull’Atlante che a visitarle di persona” dice il Kan a Polo. E Polo: ” Viaggiando ci si accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma-ordine-distanze, un pulviscolo informe invade i continenti. Il tuo Atlante custodisce intatte tutte le differenze: quell’assortimento di qualità che sono come le lettere del nome”.
I confini sono cicatrici disegnate sulle mappe, non sulla Terra. I mari ignorano i nomi che gli abbiamo dato, i monti non conoscono nazioni e i continenti non appartengono a nessuno. Come nell’Atlante del Gran Kan, le differenze vivono nelle parole; ma il mondo, al di là dei nostri nomi e delle nostre frontiere, continua a essere un’unica, immensa casa senza proprietari.
La Terra non ha mai pronunciato il nome dei suoi mari, né ha tracciato i confini delle sue terre. Sono stati gli uomini a dividere ciò che era continuo, a nominare ciò che era già esistente, a credersi custodi di ciò che potevano soltanto attraversare. Eppure, osservata dall’alto del tempo, ogni frontiera svanisce come nebbia all’alba: restano soltanto fiumi che scorrono, venti che migrano e orizzonti che non appartengono a nessuno. Forse l’Atlante conserva i nomi; ma il mondo, silenziosamente, continua a dimenticarli.